Cavini: «Mappe troppo invasive e norme poco chiare bloccano le imprese e minano l’attrattività del territorio. Necessario un maggiore coinvolgimento preventivo». La Regione apre a un provvedimento ponte entro marzo.

Una pianificazione idrogeologica necessaria per la sicurezza del territorio, che rischia però di trasformarsi in un freno a mano tirato per l’economia regionale se non governata con urgenza. È quanto emerso oggi pomeriggio durante la riunione dei firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima, convocata in Viale Aldo Moro per discutere del progetto di variante al Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) del Po.

Al centro del dibattito l’impatto immediato delle norme di salvaguardia scattate con l’adozione della variante. Il combinato disposto tra le nuove cartografie del rischio alluvionale definite “invasive” da CNA e dalle associazioni di categoria e le norme tecniche, ha generato un blocco procedurale che sta fermando cantieri e investimenti in mezza regione.

LA POSIZIONE DI CNA: “INVESTIMENTI FERMI E SINDACI BLOCCATI” La preoccupazione delle piccole e medie imprese emiliano-romagnole è stata portata al tavolo dal presidente regionale della Confederazione Paolo Cavini, che ha lanciato un allarme sulla tenuta del sistema produttivo: «La nostra regione è considerata attrattiva per le imprese, ma l’adozione di questo piano va sicuramente nella direzione opposta».

Il problema non è teorico, ma estremamente pratico. «Negli ultimi dieci giorni ho affrontato diversi direttivi: ci sono associati che hanno investimenti fermi in modo pesante e non sanno dove si andrà a parare, né quali siano le tempistiche per una soluzione», ha spiegato Cavini. L’incertezza normativa ha paralizzato anche la macchina amministrativa locale: «I sindaci, anche della città metropolitana, ci dicono che con quella cartografia non firmano e non sbloccano le pratiche».

Cavini ha inoltre sollevato un punto critico riguardante la ZLS (Zona Logistica Semplificata), strumento chiave per lo sviluppo economico regionale. Si rischia di perdere l’efficacia del provvedimento perché alcune aree saranno compromesse dalle nuove perimetrazioni del PAI: «Alcune particelle impattano nella cartografia ed è indispensabile risolvere questi problemi». La richiesta di CNA è netta: «Serve un coinvolgimento maggiore nelle fasi preliminari di questi documenti ed è urgente un’azione della Regione per dare risposte a chi ha investimenti bloccati».

LA RISPOSTA DELLA REGIONE: “ENTRO MARZO UN ATTO DI CHIARIMENTO” La Regione Emilia-Romagna, pur chiarendo di non essere la “titolare” formale del progetto (che è in capo all’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po), ha riconosciuto la gravità della situazione. «Le decisioni calate dall’alto non piacciono a voi e non piacciono neanche a noi», ha ammesso la Regione, sottolineando come la variante rappresenti un “cambio di scala” non semplicemente confermativo, ma che alza il livello di attenzione post-alluvione.

L’amministrazione regionale ha confermato l’esistenza di una “zona grigia” normativa che sta bloccando chi, ad esempio, possiede già un titolo abilitativo ma non ha ancora avviato il cantiere. Per ovviare a questa paralisi, la Regione ha annunciato l’intenzione di emanare un provvedimento di indirizzo entro il mese di marzo.

L’obiettivo è fornire un’interpretazione univoca da Piacenza a Rimini per evitare che i singoli Comuni agiscano in ordine sparso. Nel frattempo, proseguono gli incontri tecnici nelle province per raccogliere le osservazioni puntuali e correggere le mancanze del piano, come l’assenza iniziale dei tiranti idraulici (i livelli dell’acqua) e delle priorità di intervento, fondamentali per la progettazione delle opere di difesa.

Apprezziamo l’apertura della Regione ma CNA Emilia-Romagna vigilerà affinché alle promesse seguano fatti immediati, per evitare che il 2026 diventi un anno di stagnazione per il tessuto produttivo emiliano-romagnolo.

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