CNA Agroalimentare e AIFO accolgono positivamente la bozza del Piano Olivicolo-Oleario Nazionale, riconoscendone il valore strategico in una fase in cui l’olivicoltura italiana non vive più una difficoltà congiunturale, ma un cambiamento strutturale profondo. Il settore è ormai segnato da cambiamenti climatici estremi, pressione fitosanitaria crescente, contrazione della produttività, abbandono colturale, soprattutto nelle aree interne e collinari e forti squilibri commerciali a danno di chi produce. In questo contesto riteniamo che il nuovo Piano debba rappresentare una svolta: servono strumenti permanenti, non interventi episodici, e serve una governance nazionale con l’istituzione di un Tavolo di Coordinamento permanente che garantisca coerenza d’intervento, superi la frammentazione territoriale e coinvolga stabilmente rappresentanze del settore, Regioni e strutture tecniche ministeriali.
Un punto di partenza è la rigenerazione del patrimonio olivicolo nazionale. Non basta parlare di aumento della produzione: è necessario ricostruire superfici, recuperare terreni dismessi, sostenere nuovi impianti vocati, rilanciare le varietà autoctone e investire in resilienza climatica e irrigazione. Il Paese ha urgente bisogno di un programma pluriennale di reimpianto, accompagnato da misure specifiche – anche e soprattutto grazie al coinvolgimento degli stessi frantoiani – per il recupero degli oliveti abbandonati e per la ricostruzione produttiva nelle aree colpite da Xylella.
Sul versante del mercato, CNA Agroalimentare e AIFO sottolineano la necessità di riequilibrare il rapporto tra produzione e distribuzione per salvaguardare la giusta redditività di ciascun anello della filiera. Chiediamo accordi di filiera che garantiscano trasparenza e correttezza, insieme a spazi dedicati per le produzioni olearie artigianali di qualità nell’ambito del più ampio sistema commerciale-distributivo. In questo quadro riteniamo indispensabile il riconoscimento ufficiale della categoria di Olio Extravergine Artigianale, uno strumento che permette di dare visibilità al lavoro dei frantoi e chiarezza al consumatore consolidando il rapporto di fiducia e affidabilità.
Un altro tema fondamentale è la valorizzazione del ruolo nutraceutico dell’olio EVO, che rappresenta una leva competitiva decisiva. Servono ricerca scientifica dedicata, nuovi claims salutistici riconosciuti a livello europeo e una scelta politica chiara: destinare alle mense pubbliche solo oli italiani di qualità certificata. Questa è una misura di salute pubblica, oltre che di politica agroalimentare.
CNA Agroalimentare e AIFO richiamano con fermezza l’attenzione sul ruolo dei frantoi e del Mastro Oleario, figure essenziali per garantire qualità e continuità produttiva nonché l’implementazione di strumenti fiscali dedicati e interventi per favorire il ricambio generazionale, oggi fortemente a rischio.
Come sottolineato dalla Presidente nazionale di CNA Agroalimentare, Francesca Petrini, “il Piano deve diventare un impegno stabile dello Stato verso la filiera. Chiediamo una visione lunga, una governance unitaria e politiche capaci di mettere al centro chi produce: agricoltori, frantoi, territori. L’olio italiano non è una commodity: è cultura, salute e identità. Questi valori vanno comunicati dentro e fuori i confini nazionali; non faremmo un buon lavoro se restassero soltanto nell’ambito degli addetti ai lavori. Per questo serve una strategia nazionale che valorizzi questi concetti a 360 gradi per restituire agli operatori prospettiva futura, stabilità e competitività alla filiera olivicola e olearia italiana.”
“I frantoi sono il vero punto di equilibrio della filiera olivicola: è lì che il lavoro degli agricoltori si trasforma in valore economico, qualità certificata e identità del nostro olio. Se vogliamo davvero rilanciare il settore, il Piano deve riconoscere questa centralità attraverso strumenti strutturali che sostengano il Mastro Oleario, l’innovazione e la capacità dei frantoi di fare da cerniera tra territori e mercato. E da questo principio deve partire anche la riforma delle DOP e delle IGP: sistemi che rappresentano un patrimonio straordinario di distintività e legame con il territorio, ma che senza un ruolo pienamente riconosciuto ai frantoi non riescono ancora a sprigionare tutto il loro potenziale”, commenta Alberto Amoroso, Presidente AIFO.
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