L’industria della manutenzione e riparazione auto in Italia si trova oggi di fronte a un paradosso evidente: il lavoro è abbondante, ma mancano le persone per svolgerlo. Il parco circolante nazionale conta oltre 41 milioni di veicoli, con un’età media superiore ai 13 anni e una quota significativa di auto che supera i 19 anni. Si tratta di uno dei parchi più anziani d’Europa, una condizione che genera una domanda costante di manutenzione, revisioni e interventi tecnici, stimati in circa 16 milioni ogni anno.
Questo è quanto denuncia Francesco Circosta, presidente CNA Meccatronici, in una intervista dell’Huffpost.
In questo contesto, l’aftermarket automotive, che comprende tutte le attività legate a ricambi, assistenza e riparazione, rappresenta un comparto di grande rilevanza economica. Il settore vale oltre 31 miliardi di euro di valore aggiunto, impiega circa 407.000 addetti e contribuisce per l’1,6% all’economia nazionale. Nonostante questi numeri, le imprese segnalano difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato: due aziende su tre dichiarano di non trovare le figure necessarie, mentre più di un terzo evidenzia un impatto diretto di questo problema sulla capacità di crescita.
Il dato più significativo è che questa criticità non nasce da una contrazione della domanda. Al contrario, il settore attraversa una fase positiva, sostenuta proprio dall’invecchiamento del parco auto, che continuerà a garantire lavoro ancora per diversi anni. Anche la transizione verso l’elettrico, almeno nel breve periodo, non rappresenta una minaccia immediata: la maggior parte delle imprese opera ancora su motori tradizionali e non percepisce l’elettrificazione come un rischio imminente. Il problema, dunque, riguarda il presente e si concentra sulla disponibilità di competenze.
Le aziende cercano figure sempre più specializzate, che vanno ben oltre il profilo del meccanico tradizionale. Sono richiesti meccatronici, tecnici esperti di controlli numerici, professionisti dell’elettronica e del software, analisti dei dati, ma anche profili artigianali come saldatori e tornitori. Il lavoro in officina si è trasformato profondamente: la manutenzione dell’automobile oggi implica competenze legate alla diagnostica digitale, ai sistemi elettronici avanzati e alle tecnologie ADAS, rendendo necessario un aggiornamento continuo.
Uno degli ostacoli principali è rappresentato dalla scarsa attrattività di queste professioni per i giovani. Persiste una percezione culturale negativa dei percorsi tecnici e professionali, spesso considerati di minore prestigio rispetto a licei e università. Gli istituti professionali, in particolare, soffrono ancora di una reputazione penalizzante, nonostante offrano competenze molto richieste dal mercato del lavoro. A questo si aggiunge il tema delle retribuzioni, che pur non essendo particolarmente basse in assoluto, risultano meno competitive rispetto ad altre opportunità oggi disponibili, incidendo quindi sulle scelte dei giovani.
La situazione che emerge è quella di un settore intrappolato in un circolo vizioso: la carenza di personale limita la crescita, mentre la difficoltà a investire in formazione impedisce di colmare questo gap. In questo scenario, diventa fondamentale rafforzare il collegamento tra scuola e impresa, valorizzare i percorsi tecnici e sostenere le PMI nei processi formativi, oltre a rendere più attrattivi questi mestieri anche dal punto di vista culturale ed economico.
Richiedi informazioni verrai contattato nel piu’ breve tempo possibile


