L’improvvisa escalation del conflitto nell’area del Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e le tensioni che si stanno determinando nello Stretto di Hormuz, sta generando forte preoccupazione tra le imprese del settore lapideo italiano.
Si tratta di un comparto fortemente esposto agli effetti delle crisi geopolitiche, sia per la sua elevata intensità energetica sia per la forte vocazione all’export che caratterizza le produzioni italiane di marmo e pietre naturali. Sul fronte energetico, il settore teme inevitabili ripercussioni sull’andamento dei prezzi dell’energia: le lavorazioni lapidee – dall’estrazione alla segagione fino alla trasformazione dei blocchi – richiedono infatti grandi quantità di energia e qualsiasi tensione sui mercati internazionali rischia di tradursi rapidamente in un aumento dei costi di produzione.
“Il settore lapideo è tra quelli che più rapidamente risentono delle tensioni internazionali”, sottolinea Alberto Santoro, Presidente Nazionale CNA Lapidei. “Parliamo di una filiera fortemente energivora e fortemente orientata all’export: quando si verificano crisi geopolitiche di questa portata gli effetti arrivano quasi immediatamente sia sul costo dell’energia sia sulla possibilità di garantire continuità alle spedizioni verso i mercati esteri.”
Le criticità più immediate stanno però emergendo sul piano logistico e commerciale. Molte aziende stanno già registrando difficoltà concrete nelle spedizioni verso diversi mercati esteri. Navi partite nei giorni scorsi rischiano oggi di trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a quella prevista al momento della partenza: il costo dei noli marittimi sta aumentando rapidamente e in alcuni casi si registrano incrementi anche triplicati.
Allo stesso tempo, l’incertezza sulla sicurezza delle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuz sta inducendo diversi operatori a valutare soluzioni alternative o dirottamenti delle spedizioni, con costi aggiuntivi e senza garanzie sulla consegna finale ai clienti. In alcuni casi non si esclude neppure il rientro delle spedizioni in Italia, con il rischio che i costi logistici complessivi possano arrivare a superare il valore stesso della merce trasportata.
“In queste condizioni le imprese rischiano di trovarsi schiacciate tra l’aumento dei costi energetici, l’esplosione dei costi logistici e l’incertezza delle consegne”, prosegue Santoro. “Il problema non è solo commerciale ma anche finanziario: nel giro di poche settimane potrebbero emergere serie tensioni di liquidità per molte aziende del settore.”
Il comparto lapideo rappresenta una filiera strategica del made in Italy, fortemente radicata nei territori e caratterizzata da una presenza significativa di piccole e medie imprese.
“È fondamentale che il Governo segua con la massima attenzione l’evoluzione di questa crisi e si attivi rapidamente per individuare strumenti di sostegno alle imprese esportatrici,” conclude il Presidente Nazionale CNA Lapidei. “In una fase di forte instabilità internazionale servono misure immediate per garantire liquidità alle aziende, a partire dalla possibilità di attivare moratorie sulle rate di prestiti e mutui in corso, oltre a interventi che consentano alle imprese di affrontare l’aumento dei costi energetici e le gravi difficoltà che stanno emergendo nella logistica internazionale.”
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