“Il Polo dell’Artigianato è una iniziativa che merita di essere replicata su tutto il territorio nazionale. Sostenere la presenza degli artigiani nei centri storici significa rivitalizzare attività che hanno plasmato l’identità delle nostre città, contribuendo al progresso economico, sociale e culturale del Paese. Oggi viene confermato inoltre che il dialogo e la collaborazione tra istituzioni e sistema della rappresentanza garantisce risultati positivi”, ha dichiarato il Presidente Nazionale di CNA, Dario Costantini durante la visita al nuovo Polo Artigiano di via guelfa a Firenze.
Otto laboratori artigiani, fondi di proprietà pubblica, canoni calmierati e coordinamento delle associazioni di categoria: è il ‘modello Firenze’ per il rilancio della produzione artigianale nel centro storico, oggi al centro della visita dei vertici nazionali di CNA e Confartigianato per la Giornata Nazionale del Made in Italy.
I presidenti Dario Costantini e Marco Granelli, insieme ai presidenti fiorentini delle due associazioni, Francesco Amerighi e Serena Vavolo, all’assessore allo sviluppo economico del comune di Firenze, Jacopo Vicini, a Nicola Armentano e Alfredo Esposito per la città metropolitana di Firenze, e al segretario generale della camera di commercio, Giuseppe Salvini, hanno incontrato le otto realtà imprenditoriali che, dallo scorso marzo, hanno riattivato i laboratori nei locali di via Guelfa, ai civici 79/r, 83/r e 107–108/r.
Si tratta di Venturi Matteo (liuteria e fotografia), Petra srl (lavorazione della pietra serena e del travertino), Slowlab Firenze di Tami Eyal (gioielli in cemento e ceramica), La Bottega della cintura di Francesco Bambi (cinture e piccola pelletteria), Aleksandra Laurenzo (borse in pelle e moda), Fratelli Graziani (lavorazione dell’argento), Il Pennello di Freja (gioielli e oggetti in pietre dure, fimo e materiali naturali) e Vanessa Haddad (oreficeria).
Il Polo, nato da un bando della città metropolitana e aggiudicato alle due associazioni, rappresenta una risposta concreta alla progressiva desertificazione produttiva dei centri storici. Non semplici vetrine, ma laboratori attivi, dove produzione, racconto del mestiere e vendita convivono nello stesso spazio.
L’obiettivo è riportare stabilmente il lavoro artigiano nel cuore della città, rendendolo una componente strutturale dell’economia urbana e superando la logica delle iniziative episodiche.
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